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DIC
2016

Storie under 30, freediving e filmmaking

Di Gian Luca A. Lamborizio

Da Affaritaliani

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Più che uno sport, uno stile di vita. Un modo per conoscere se stessi con maggiore intensità e per confrontarsi con il proprio corpo. Così Valerio Perini, under 30 romano, parla del freediving.

Uno sport giovane che affascina sempre più appassionati e che offre la possibilità di esplorare magnifici scenari sconosciuti.
Valerio ci parla di questo mondo, delle immersioni in apnea e di come le ha affiancate alla sua attività di filmmaker, praticando la fotografia subacquea.

Valerio, partiamo da te. Chi è Valerio Perini e di cosa ti occupi, principalmente, nella vita di tutti i giorni?
Sono un ventisettenne romano e vivo nella giungla del filmmaking e postproduzione video; collaboro con varie realtà come freelance a Parigi e Londra e da anni sono video editor su Roma.

Vuoi parlarci ora di una delle tue grandi passioni, il freediving? In cosa consiste e come e quando hai iniziato a praticarlo?
Etimologicamente apnea significa assenza di respiro e come disciplina consiste nel trattenere il respiro più a lungo possibile. Si può stare fermi immobili o seguire una distanza orizzontale in piscina o in profondità in mare.
Ho iniziato ad avvicinarmi all’apnea circa due anni fa, dopo i classici anni di amore e di pratica di discipline acquatiche.
Sono cresciuto negli anni ’90 con i miti di Patrick de Gayardon e Umberto Pellizzari, vere icone della verticalità e sono sempre stato affascinato dalla vita marina, dall’esplorazione e dalla natura in ogni sua forma.
Ho frequentato il corso base Apnea Academy presso la FreeDiversItalia a Roma con l’istruttore Marco Cosentino che adesso è un amico oltre che un punto di riferimento per la sua grandissima competenza ed esperienza internazionale anche come safety diver nelle gare in profondità e da allora non mi sono piu fermato…

Hai detto che non lo consideri uno sport ma piuttosto “uno stile di vita”; come mai? Cos’è che rende unica l’esperienza del freediving?
Quando ho iniziato a fare apnea non immaginavo assolutamente che trattenere il respiro potesse essere oltre che un’attitudine fisica più o meno complessa, una scoperta interiore meravigliosa. Non è semplicemente uno sport in cui alleni prestazioni e capacità ma è soprattutto un costante confronto con sé stessi, con il proprio sentire. Ha molto a che fare con la percezione di noi, del nostro corpo e della nostra mente.
Sott’acqua tutto è amplificato, tutto è più vicino a noi e nel silenzio dell’acqua che ti avvolge esiste solo il presente, l’adesso e questo è il momento e il modo per conoscersi ancora di più.

Molti, forse, provano un certo timore verso questa disciplina. Ma è veramente molto pericolosa o, se praticata nel modo e con l’atteggiamento “giusti”, si riesce a contenere il rischio in percentuali accettabili?
L’apnea è uno sport giovane, sia le competizioni che i tentativi di record spingono i limiti sempre oltre, ma il livello di sicurezza è sempre alto e in miglioramento. L’apnea cosiddetta “ricreativa”, quella che pratico io, è un’attività sicura, va fatta chiaramente in certe condizioni, rispettando le norme di sicurezza e soprattutto rispettando noi stessi e il mare.

Come ti prepari per affrontare le immersioni?
Ogni tuffo è unico e diverso ma quello che ricerco sempre prima di immergermi è la stessa sensazione di pace interiore e rilassatezza fisica, unita a un’attenzione naturale al qui e ora.

La sensazione più bella in apnea?
Quando faccio apnea sul cavo in mare, tra i quindici e i diciassette metri di profondità, il mio assetto diventa negativo, cioè cado naturalmente verso il fondo. Rallento e smetto di pinneggiare e mi godo la caduta libera, a occhi chiusi, una mano sul cavo mi dà la percezione della discesa ma ti senti senza peso e il tuo corpo è il tuo orologio. Una sensazione unica. Una libertà estrema.

Per quanto riguarda invece il tuo lavoro, come è nato l’interesse per il filmmaking e quando hai capito che sarebbe potuto diventare la tua professione?
Causa padre cinefilo, per casa giravano sempre libri e vhs sulla nouvelle vague, addirittura anche i chaiers du cinema, ma li ho ignorati abbondantemente fino a quando poi all’università li ho saputi apprezzare. Parallelamente, al D.A.M.S. sperimentavo col video e la fotografia e tutto è iniziato come un gioco inconsapevole.
Poi il primo lavoro come video editor e poi come filmmaker… progetti diversissimi l’uno dall’altro che mi hanno dato la possibilità di confrontarmi con realtà produttive diverse, incrementare le mie abilità e competenze specifiche e conoscere tante persone… da lì ho iniziato a guardarmi intorno ed eccomi qua.

Sei tra i pochi fortunati che riescono spesso a unire il lavoro alla propria passione. Quali sono le peculiarità e le soddisfazioni della fotografia in apnea?
La fotografia subacquea appartiene da sempre allo scuba diving, alle immersioni con le bombole; chi fa apnea non scende per guardare né per fotografare ma per vivere il proprio viaggio… Fare foto e video in apnea – one breath videography – è un’esperienza ancora piu sensoriale. Lo scatto è già nella testa prima del tuffo, poi quando sei lì hai il tempo solo dell’intuizione. Da poco ho avviato una partnership con il brand Meikon che produce custodie subacquee e utilizzo con grande soddisfazione i loro prodotti.

Qual è il reportage che ti è piaciuto di più realizzare? E quello che sogni invece ancora di fare?
Difficile dirlo… le sessioni di apnea profonda sull’isola di Giannutri mi hanno sempre regalato immagini notevoli… forse quest’anno proverò a fare apnea su qualche relitto ma il sogno della vita rimane sempre quello di immergermi insieme a creature meravigliose come balene o mante.

Per finire, quali sono i progetti futuri e quale il sogno nel cassetto di Valerio Perini?
Mi piacerebbe consolidare e creare nuove collaborazioni con realtà fuori dall’Italia. Da un po’ di tempo vorrei organizzare un viaggio in Asia, e magari fare un training di apnea in Thailandia! Vediamo…

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